Chiesa di Santo Stefano Protomartire

Restauro conservativo del soffitto e degli altari e nuovo sistema di illuminazione

Martellago (VE), Italia, 2012-2014
Destinazione d’uso: Chiesa parrocchiale
Stato: Completato
Cliente: Parrocchia di Santo Stefano con il sostegno di Banca di Santo Stefano

Nel 1770 l’arciprete Giovanni Antonio Giordani fece demolire la chiesa preesistente e commissionò la nuova costruzione agli architetti Pietro Cecchia di Venezia e Andrea Zorzi di Treviso. La nuova chiesa venne consacrata il 21 settembre 1777. Fra il 1778 e il 1780, Giovan Battista Canal affrescò la navata centrale raffigurando il Martirio di Santo Stefano e, allo stesso tempo, Domenico Fossati incorniciò con rigogliosi e alquanto originali fregi l'affresco centrale.
 

Le superfici dell’affresco, che ricopre gran parte del soffitto, risultavano annerite da depositi di polvere e fumo e, in alcune porzioni, lo strato pigmentato risultava sollevato e staccato dall’arriccio di cocciopesto. Presentava anche parecchi riflessi lucidi, perni a vite inseriti meccanicamente nella centinatura e numerose piccole abrasioni dovute ad interventi di pulitura delle superfici eseguite in passato.
 

Al nostro studio è stato affidato il progetto del restauro e la direzione lavori. L’intervento si è svolto sull’intera superficie di circa 400 mq della navata centrale e circa 100 del presbiterio. Il trattamento è iniziato con le due fasi di pulitura (pennelli morbidi e quindi spugna di gomma) a cui è seguito il lavaggio (acqua distillata e carbonato di ammonio).
Sono stati eseguiti consolidamenti puntuali (iniezioni di collante) e quindi stuccatura e ricostruzione dei frammenti mancanti.
Sono state eseguite integrazioni pittoriche con tecniche reversibili e la struttura del sottotetti è stata pulita e sottoposta ad un completo trattamento antitarlo.

 

Lo studio del nuovo sistema di illuminazione dell’affresco ha perseguito 3 scopi principali:

1) tutelare l’affresco e al contempo risparmiare sui costi
;
2) esaltare la definizione cromatica dell’affresco;
3) sottolineare i diversi momenti del racconto rappresentati dall’artista.

Per raggiungere questi obiettivi, sono state scelte fonti a Led che abbattono le radiazioni infrarosse, eliminano quelle ultraviolette e permettono di contenere i costi di consumo elettrico e quelli di manutenzione.

Diversi test hanno permesso di stabilire che la temperatura di colore pari a 3200 K° è la migliore soluzione per rendere il cromatismo dell’affresco; i restauratori hanno lavorato con illuminatori dello stesso tipo, in modo da omologare il loro intervento a quella che sarebbe poi statala tipologia di luce effettiva a lavoro ultimato

Gli illuminatori a luce diffusa, che “appiattivano” la visione, sono stati sostituiti con illuminatori spot (raggi 25° e 48°) (luce concentrata). La navata è stata illuminata con fonti di luci dello stesso tipo di quelle utilizzate per l’affresco.

 

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